
"Ho visto che nella mia terra sono comparse scritte contro di me. "Saviano merda". "Saviano verme". E un enorme bara con il mio nome. E poi insulti, continue denigrazioni a partire dalla più ricorrente e banale: "Quello s'è fatto i soldi". Col mio lavoro di scrittore adesso riesco a vivere e , per fortuna, a pagarmi gli avvocati.
E loro? Loro che comandano imperi economici e si fanno costruire ville faraoniche in paesi dove non ci sono nemmeno strade asfaltate? Loro che per lo smaltimento di rifiuti tossici sono riusciti in una sola operazione a incassare sino a cinquecento milioni di euro e hanno imbottito la nostra terra di veleni al punto tale da far lievitare del ventiquattro per cento certi tumori, e le malformazioni congenite dell'ottantaquattro per cento? Soldi veri che generano, secondo l'Osservatorio epidemiologico campano, una media di 7172,5 morti per tumore all'anno in Campania. E ad arricchirsi suelle disgrazie di questa terra sarei io con le mie parole, o i carabinieri e i magistrati, i cronisti e tutti gli altri che con libri o film o in ogni altro modo continuano a denunciare? Com'è possibile che si crei un tale capovolgimento di prospettive? com'è possibile che anche persone oneste si uniscano a questo coro? Pur conoscendo la mia terra di fronte a tutto qiesto io rimango incredulo e sgomento e anche ferito al punto che fatico a trovare la mia voce".
Promette bene l'ultimo libro di Roberto Saviano che ho appena iniziato. Una raccolta di scritti dal 2004 al 2009 che ancora una volta ammutolisce il lettore.