lunedì 28 aprile 2008

SMS filosofici...

A: "Sotto un cielo di stelle..."
(21/02/2008 h 16:57)


Io: "...e di satelitti...io lo so che non sono solo, anche quando sono solo
....mi fa venire in mente Dio questa canzone."
(21/02/2008 h 17:05)


A: "Anche a me. Ti voglio bene."
(21/02/2008 h 17:17)

domenica 27 aprile 2008

venerdì 25 aprile 2008

25 Aprile: Giornata Mondiale contro la malaria





Ogni anno, la malaria uccide tra 1 e 2 milioni di persone, principalmente in Africa, dove muore un bambino ogni 30 secondi, quasi 3.000 bambini al giorno. Col tempo la malattia ha creato una resistenza alla clorochina, il farmaco più usato fino ad oggi. Ma esiste un trattamento alternativo efficace: l'artemisinina, un estratto della pianta cinese Artemisia annua, che combinato ad altri farmaci antimalarici riduce al minimo lo sviluppo di resistenze. La maggior parte degli esperti di malaria concordano sul fatto che l'artemisina sia oggi la scelta migliore per la cura della malaria, e l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda dal 2001 questo trattamento, in particolare durante le epidemie.

Un solo problema: l'artemisina costa.

Secondo l'OMS, dopo aver ucciso storicamente circa 300 milioni di persone, specie nel Sud del Mondo, la malaria rimane oggi un enorme problema di salute pubblica, endemica in 101 paesi e territori: 45 paesi africani, 21 in Sudamerica, 4 paesi Europei, 14 nella zona del mediterraneo mediorientale, 8 nella regione del sudest asiatico e 9 in quella del pacifico occidentale.

Nel continente nero, la malaria è una delle principali cause di morte, costituendo da sola più del 10 per cento del carico di malattia totale.
La carenza di strutture adeguate contribuisce fortemente alla difficoltà di mettere a punto programmi efficaci di lotta. L'Africa investe sulla malaria più del 40 percento della spesa pubblica, e perde ogni anno oltre 12 miliardi di dollari di PIL, alimentando il debito pubblico con i “ricchi” padroni occidentali che piuttosto che regalare all'Africa le medicine o le strutture necessarie, lasciano che la malattia prosegua a fare strage di bambini.

Aggiungo inoltre che in Italia abbiamo circa 20 farmaci diversi per l'ipertensione...e altrettanti per la cura dell'ipercolesterolemia.
Due malattie del Primo Mondo, che non uccidono nessuno ma fanno guadagnare molto.

lunedì 21 aprile 2008

22 Aprile 2008: Earth day


L’Earth Day è nato il 22 aprile del 1970, quando, rispondendo ad un appello lanciato dal senatore democratico Gaylord Nelson, 20 milioni di cittadini americani si mobilitano per una spettacolare dimostrazione.

Da allora, l’Earth Day è diventato un evento internazionale, celebrato in 174 paesi del mondo, per promuovere la conservazione dell’ambiente in cui viviamo e la sostenibilità delle politiche di sviluppo. Obiettivo generale dell’Earth Day è sensibilizzare l’opinione pubblica e sollecitare un cambiamento nei comportamenti individuali. Ogni persona può diventare protagonista assumendo un atteggiamento consapevole e riconoscendo l’importanza del proprio ruolo per la tutela del pianeta.

Rome becomes the capital of the music for the environment. With Cesaria Evora, Vinicio Capossela, Sud Sound System, Saba and Nidi D’Arac, Nat Geo Music, the musical channel of National Geographic (406 of SKY), celebrates the Earth day organizing a great free event at 8.00 PM in the square of the Campidoglio, NAT GEO MUSIC LIVE: MUSIC FOR THE ENVIRONMENT.
The 22nd of April, starting at 8.00 PM some of the most creative artists of the Italian and international scene, will perform live music for the Roman public. The goal is not only to entertain Romans, but also to make them aware of environmental issues and to engage them in contributing with personal behaviors to take care of the planet.

The concert will be opened by an emerging star of the Italian musical panorama, Saba, who stirs POP r' n b with sounds of Africa and, in particular, of the earth where she has grown, Somalia.
Then the Sud Sound System will perform their particular mix of local music and rhythms made in Jamaica. We will remain in Salento, with the performance of the Nidi d’Arac with their blend of folk music of South Italy in a modern key. Their performance will be supported by the Tamburellisti of San Rocco. Then it is time for one legend of music, Cesaria Evora. The singer of Cabo Verde will prove her class and elegance, that have created her reputation as the Queen of "morna": the style that fuses African percussions with Portuguese fado and Brazilian music. The concert will be concluded by another great Italian artist: Vinicio Capossela. For the public of Rome the artist will perform some of its greater successes.
The concert will be aired on Lifegate Radio and, in streaming, on www.natgeomusic.it. The event of Nat Geo Music will be characterized either for the presence of great artists and for being an echo-sustainable event. In fact, with Impact Zero® of LifeGate, all the CO2 emissions caused by the concert will be off-set through the creation of new forests in Costa Rica. The total of CO2 produced for the organization of the event equal to 30.500 kilograms, will be off-set by 19.700 squared meters of new forests (www.impattozero.it). The Earth Day is realized with the sponsorship and the collaboration of the Comune di Roma, Regione Lazio and Sviluppo Lazio. Media Partner is LifeGate Radio

Non è colpa mia se è sempre il migliore



Ritratto di due killer.

Oggi sul treno davanti a me c'erano marito e moglie; due tipi "normali", che mi hanno sorriso e salutato quando mi sono seduta di fronte a loro e hanno pure spostato il loro bagaglio per farmi stare più comoda.
Poco prima che il treno partisse si è seduto accanto a me un uomo di colore; a lui non hanno sorriso...anzi, lei ha preso la borsetta e se l'è stretta al petto.
Prgiudizi del cavolo, penso io.
Vabbè, il treno parte e dopo pochi secondi entrano tre ragazzini coi pantaloni "mi sono cacato addosso"...quelli col cavallo bassissimo, che sotto devi mettere un paio di bei mutandoni altrimenti si vede tutto....insomma, quelli che vanno di moda e hanno tutti i ragazzini.
Lei si gira verso di lui e dice:" Per avere un figlio come questo qui, è meglio non averne come abbiamo fatto noi".
Poi la bimba indiana dietro di me inizia a tossire. E stavolta è il marito che si rivolge alla moglie: " Questi qui ci attaccano le malattie strane...pensa se sta bambina avesse la tubercolosi".
In un punto non precisato del vagone ci devono essere due cinesi che ridono e parlano tra di loro senza tregua.
Lei: " Certo che sti due qui non sono stati zitti un secondo da quando siamo partiti. Che poi dico, quella non è una lingua. Noi abbiamo una sonorità, la loro mi sembra solo una cantilena".

Ma io questi due personaggi dove li ho già visti?
Chi mi ricorda questa coppia di sposi così educatamente bastarda e razzista?

Mentre mi preparo a scendere trilla una telefonino: suoneria di Gigi D'Alessio. Davvero troppo.

La porta del treno si apre e mentre scendo mi vengono in mente i coniugi di Erba.
Ecco a chi somigliano i coniugi del treno.

Due insospettabili personaggi che non tollerano più nulla; vivono tutto con una finta indifferenza e nel semi-silenzio dei commenti che si fanno l'uno con l'altra.
Una mattina si alzano, prendono un treno e alla quarta cosa che li infastidisce prendono a macetate tutto il vagone.

Giustizia fai da te.

Il treno riparte e io lo guardo allontanarsi.

Spero che l'uomo di colore, i tre ragazzi col cavallo basso, la bimba indiana e la coppia di cinesi scendano tutti insieme alla prossima stazione.

Non si sa mai.

domenica 20 aprile 2008

Il discorso del Papa all'ONU

Signor Presidente
Signore e Signori,

nel dare inizio al mio discorso a questa Assemblea, desidero anzitutto esprimere a Lei, Signor Presidente, la mia sincera gratitudine per le gentili parole a me dirette. Uguale sentimento va anche al Segretario Generale, il Signor Ban Ki-moon, per avermi invitato a visitare gli uffici centrali dell’Organizzazione e per il benvenuto che mi ha rivolto. Saluto gli Ambasciatori e i Diplomatici degli Stati Membri e quanti sono presenti: attraverso di voi, saluto i popoli che qui rappresentate. Essi attendono da questa Istituzione che porti avanti l’ispirazione che ne ha guidato la fondazione, quella di un "centro per l’armonizzazione degli atti delle Nazioni nel perseguimento dei fini comuni", la pace e lo sviluppo (cfr Carta delle Nazioni Unite, art. 1.2-1.4). Come il Papa Giovanni Paolo II disse nel 1995, l’Organizzazione dovrebbe essere "centro morale, in cui tutte le nazioni del mondo si sentano a casa loro, sviluppando la comune coscienza di essere, per così dire, una ‘famiglia di nazioni’" (Messaggio all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel 50° anniversario della fondazione, New York, 5 ottobre 1995, 14).

Mediante le Nazioni Unite, gli Stati hanno dato vita a obiettivi universali che, pur non coincidendo con il bene comune totale dell’umana famiglia, senza dubbio rappresentano una parte fondamentale di quel bene stesso. I principi fondativi dell’Organizzazione - il desiderio della pace, la ricerca della giustizia, il rispetto della dignità della persona, la cooperazione umanitaria e l’assistenza - esprimono le giuste aspirazioni dello spirito umano e costituiscono gli ideali che dovrebbero sottostare alle relazioni internazionali. Come i miei predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno osservato da questo medesimo podio, si tratta di argomenti che la Chiesa Cattolica e la Santa Sede seguono con attenzione e con interesse, poiché vedono nella vostra attività come problemi e conflitti riguardanti la comunità mondiale possano essere soggetti ad una comune regolamentazione. Le Nazioni Unite incarnano l’aspirazione ad "un grado superiore di orientamento internazionale" (Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, 43), ispirato e governato dal principio di sussidiarietà, e pertanto capace di rispondere alle domande dell’umana famiglia mediante regole internazionali vincolanti ed attraverso strutture in grado di armonizzare il quotidiano svolgersi della vita dei popoli. Ciò è ancor più necessario in un tempo in cui sperimentiamo l’ovvio paradosso di un consenso multilaterale che continua ad essere in crisi a causa della sua subordinazione alle decisioni di pochi, mentre i problemi del mondo esigono interventi nella forma di azione collettiva da parte della comunità internazionale.

Certo, questioni di sicurezza, obiettivi di sviluppo, riduzione delle ineguaglianze locali e globali, protezione dell’ambiente, delle risorse e del clima, richiedono che tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente e dimostrino una prontezza ad operare in buona fede, nel rispetto della legge e nella promozione della solidarietà nei confronti delle regioni più deboli del pianeta. Penso in particolar modo a quei Paesi dell’Africa e di altre parti del mondo che rimangono ai margini di un autentico sviluppo integrale, e sono perciò a rischio di sperimentare solo gli effetti negativi della globalizzazione. Nel contesto delle relazioni internazionali, è necessario riconoscere il superiore ruolo che giocano le regole e le strutture intrinsecamente ordinate a promuovere il bene comune, e pertanto a difendere la libertà umana. Tali regole non limitano la libertà; al contrario, la promuovono, quando proibiscono comportamenti e atti che operano contro il bene comune, ne ostacolano l’effettivo esercizio e perciò compromettono la dignità di ogni persona umana. Nel nome della libertà deve esserci una correlazione fra diritti e doveri, con cui ogni persona è chiamata ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte, fatte in conseguenza dell’entrata in rapporto con gli altri. Qui il nostro pensiero si rivolge al modo in cui i risultati delle scoperte della ricerca scientifica e tecnologica sono stati talvolta applicati. Nonostante gli enormi benefici che l’umanità può trarne, alcuni aspetti di tale applicazione rappresentano una chiara violazione dell’ordine della creazione, sino al punto in cui non soltanto viene contraddetto il carattere sacro della vita, ma la stessa persona umana e la famiglia vengono derubate della loro identità naturale. Allo stesso modo, l’azione internazionale volta a preservare l’ambiente e a proteggere le varie forme di vita sulla terra non deve garantire soltanto un uso razionale della tecnologia e della scienza, ma deve anche riscoprire l’autentica immagine della creazione. Questo non richiede mai una scelta da farsi tra scienza ed etica: piuttosto si tratta di adottare un metodo scientifico che sia veramente rispettoso degli imperativi etici.

Il riconoscimento dell’unità della famiglia umana e l’attenzione per l’innata dignità di ogni uomo e donna trovano oggi una rinnovata accentuazione nel principio della responsabilità di proteggere. Solo di recente questo principio è stato definito, ma era già implicitamente presente alle origini delle Nazioni Unite ed è ora divenuto sempre più caratteristica dell’attività dell’Organizzazione. Ogni Stato ha il dovere primario di proteggere la propria popolazione da violazioni gravi e continue dei diritti umani, come pure dalle conseguenze delle crisi umanitarie, provocate sia dalla natura che dall’uomo. Se gli Stati non sono in grado di garantire simile protezione, la comunità internazionale deve intervenire con i mezzi giuridici previsti dalla Carta delle Nazioni Unite e da altri strumenti internazionali. L’azione della comunità internazionale e delle sue istituzioni, supposto il rispetto dei principi che sono alla base dell’ordine internazionale, non deve mai essere interpretata come un’imposizione indesiderata e una limitazione di sovranità. Al contrario, è l’indifferenza o la mancanza di intervento che recano danno reale. Ciò di cui vi è bisogno e una ricerca più profonda di modi di prevenire e controllare i conflitti, esplorando ogni possibile via diplomatica e prestando attenzione ed incoraggiamento anche ai più flebili segni di dialogo o di desiderio di riconciliazione.

Il principio della "responsabilità di proteggere" era considerato dall’antico ius gentium quale fondamento di ogni azione intrapresa dai governanti nei confronti dei governati: nel tempo in cui il concetto di Stati nazionali sovrani si stava sviluppando, il frate domenicano Francisco de Vitoria, a ragione considerato precursore dell’idea delle Nazioni Unite, aveva descritto tale responsabilità come un aspetto della ragione naturale condivisa da tutte le Nazioni, e come il risultato di un ordine internazionale il cui compito era di regolare i rapporti fra i popoli. Ora, come allora, tale principio deve invocare l’idea della persona quale immagine del Creatore, il desiderio di una assoluta ed essenziale libertà. La fondazione delle Nazioni Unite, come sappiamo, coincise con il profondo sdegno sperimentato dall’umanità quando fu abbandonato il riferimento al significato della trascendenza e della ragione naturale, e conseguentemente furono gravemente violate la libertà e la dignità dell’uomo. Quando ciò accade, sono minacciati i fondamenti oggettivi dei valori che ispirano e governano l’ordine internazionale e sono minati alla base quei principi cogenti ed inviolabili formulati e consolidati dalle Nazioni Unite. Quando si è di fronte a nuove ed insistenti sfide, è un errore ritornare indietro ad un approccio pragmatico, limitato a determinare "un terreno comune", minimale nei contenuti e debole nei suoi effetti.

Il riferimento all’umana dignità, che è il fondamento e l’obiettivo della responsabilità di proteggere, ci porta al tema sul quale siamo invitati a concentrarci quest’anno, che segna il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Il documento fu il risultato di una convergenza di tradizioni religiose e culturali, tutte motivate dal comune desiderio di porre la persona umana al cuore delle istituzioni, leggi e interventi della società, e di considerare la persona umana essenziale per il mondo della cultura, della religione e della scienza. I diritti umani sono sempre più presentati come linguaggio comune e sostrato etico delle relazioni internazionali. Allo stesso tempo, l’universalità, l’indivisibilità e l’interdipendenza dei diritti umani servono tutte quali garanzie per la salvaguardia della dignità umana. È evidente, tuttavia, che i diritti riconosciuti e delineati nella Dichiarazione si applicano ad ognuno in virtù della comune origine della persona, la quale rimane il punto più alto del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia. Tali diritti sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo e presente nelle diverse culture e civiltà. Rimuovere i diritti umani da questo contesto significherebbe restringere il loro ambito e cedere ad una concezione relativistica, secondo la quale il significato e l’interpretazione dei diritti potrebbero variare e la loro universalità verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti. Non si deve tuttavia permettere che tale ampia varietà di punti di vista oscuri il fatto che non solo i diritti sono universali, ma lo è anche la persona umana, soggetto di questi diritti.

La vita della comunità, a livello sia interno che internazionale, mostra chiaramente come il rispetto dei diritti e le garanzie che ne conseguono siano misure del bene comune che servono a valutare il rapporto fra giustizia ed ingiustizia, sviluppo e povertà, sicurezza e conflitto. La promozione dei diritti umani rimane la strategia più efficace per eliminare le disuguaglianze fra Paesi e gruppi sociali, come pure per un aumento della sicurezza. Certo, le vittime degli stenti e della disperazione, la cui dignità umana viene violata impunemente, divengono facile preda del richiamo alla violenza e possono diventare in prima persona violatrici della pace. Tuttavia il bene comune che i diritti umani aiutano a raggiungere non si può realizzare semplicemente con l’applicazione di procedure corrette e neppure mediante un semplice equilibrio fra diritti contrastanti. Il merito della Dichiarazione Universale è di aver permesso a differenti culture, espressioni giuridiche e modelli istituzionali di convergere attorno ad un nucleo fondamentale di valori e, quindi, di diritti. Oggi però occorre raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione e di comprometterne l’intima unità, così da facilitare un allontanamento dalla protezione della dignità umana per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari. La Dichiarazione fu adottata come "comune concezione da perseguire" (preambolo) e non può essere applicata per parti staccate, secondo tendenze o scelte selettive che corrono semplicemente il rischio di contraddire l’unità della persona umana e perciò l’indivisibilità dei diritti umani.

L’esperienza ci insegna che spesso la legalità prevale sulla giustizia quando l’insistenza sui diritti umani li fa apparire come l’esclusivo risultato di provvedimenti legislativi o di decisioni normative prese dalle varie agenzie di coloro che sono al potere. Quando vengono presentati semplicemente in termini di legalità, i diritti rischiano di diventare deboli proposizioni staccate dalla dimensione etica e razionale, che è il loro fondamento e scopo. Al contrario, la Dichiarazione Universale ha rafforzato la convinzione che il rispetto dei diritti umani è radicato principalmente nella giustizia che non cambia, sulla quale si basa anche la forza vincolante delle proclamazioni internazionali. Tale aspetto viene spesso disatteso quando si tenta di privare i diritti della loro vera funzione in nome di una gretta prospettiva utilitaristica. Dato che i diritti e i conseguenti doveri seguono naturalmente dall’interazione umana, è facile dimenticare che essi sono il frutto di un comune senso della giustizia, basato primariamente sulla solidarietà fra i membri della società e perciò validi per tutti i tempi e per tutti i popoli. Questa intuizione fu espressa sin dal quinto secolo da Agostino di Ippona, uno dei maestri della nostra eredità intellettuale, il quale ebbe a dire riguardo al Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a teche tale massima "non può in alcun modo variare a seconda delle diverse comprensioni presenti nel mondo" (De doctrina christiana, III, 14). Perciò, i diritti umani debbono esser rispettati quali espressione di giustizia e non semplicemente perché possono essere fatti rispettare mediante la volontà dei legislatori.

Signore e Signori,

mentre la storia procede, sorgono nuove situazioni e si tenta di collegarle a nuovi diritti. Il discernimento, cioè la capacità di distinguere il bene dal male, diviene ancor più essenziale nel contesto di esigenze che riguardano le vite stesse e i comportamenti delle persone, delle comunità e dei popoli. Affrontando il tema dei diritti, dato che vi sono coinvolte situazioni importanti e realtà profonde, il discernimento è al tempo stesso una virtù indispensabile e fruttuosa.

Il discernimento, dunque, mostra come l’affidare in maniera esclusiva ai singoli Stati, con le loro leggi ed istituzioni, la responsabilità ultima di venire incontro alle aspirazioni di persone, comunità e popoli interi può talvolta avere delle conseguenze che escludono la possibilità di un ordine sociale rispettoso della dignità e dei diritti della persona. D’altra parte, una visione della vita saldamente ancorata alla dimensione religiosa può aiutare a conseguire tali fini, dato che il riconoscimento del valore trascendente di ogni uomo e ogni donna favorisce la conversione del cuore, che poi porta ad un impegno di resistere alla violenza, al terrorismo ed alla guerra e di promuovere la giustizia e la pace. Ciò fornisce inoltre il contesto proprio per quel dialogo interreligioso che le Nazioni Unite sono chiamate a sostenere, allo stesso modo in cui sostengono il dialogo in altri campi dell’attività umana. Il dialogo dovrebbe essere riconosciuto quale mezzo mediante il quale le varie componenti della società possono articolare il proprio punto di vista e costruire il consenso attorno alla verità riguardante valori od obiettivi particolari. È proprio della natura delle religioni, liberamente praticate, il fatto che possano autonomamente condurre un dialogo di pensiero e di vita. Se anche a tale livello la sfera religiosa è tenuta separata dall’azione politica, grandi benefici ne provengono per gli individui e per le comunità. D’altro canto, le Nazioni Unite possono contare sui risultati del dialogo fra religioni e trarre frutto dalla disponibilità dei credenti a porre le propri esperienze a servizio del bene comune. Loro compito è quello di proporre una visione della fede non in termini di intolleranza, di discriminazione e di conflitto, ma in termini di rispetto totale della verità, della coesistenza, dei diritti e della riconciliazione.

Ovviamente i diritti umani debbono includere il diritto di libertà religiosa, compreso come espressione di una dimensione che è al tempo stesso individuale e comunitaria, una visione che manifesta l’unità della persona, pur distinguendo chiaramente fra la dimensione di cittadino e quella di credente. L’attività delle Nazioni Unite negli anni recenti ha assicurato che il dibattito pubblico offra spazio a punti di vista ispirati ad una visione religiosa in tutte le sue dimensioni, inclusa quella rituale, di culto, di educazione, di diffusione di informazioni, come pure la libertà di professare o di scegliere una religione. È perciò inconcepibile che dei credenti debbano sopprimere una parte di se stessi – la loro fede – per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti. I diritti collegati con la religione sono quanto mai bisognosi di essere protetti se vengono considerati in conflitto con l’ideologia secolare prevalente o con posizioni di una maggioranza religiosa di natura esclusiva. Non si può limitare la piena garanzia della libertà religiosa al libero esercizio del culto; al contrario, deve esser tenuta in giusta considerazione la dimensione pubblica della religione e quindi la possibilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell’ordine sociale. In verità, già lo stanno facendo, ad esempio, attraverso il loro coinvolgimento influente e generoso in una vasta rete di iniziative, che vanno dalle università, alle istituzioni scientifiche, alle scuole, alle agenzie di cure mediche e ad organizzazioni caritative al servizio dei più poveri e dei più marginalizzati. Il rifiuto di riconoscere il contributo alla società che è radicato nella dimensione religiosa e nella ricerca dell’Assoluto – per sua stessa natura, espressione della comunione fra persone – privilegerebbe indubbiamente un approccio individualistico e frammenterebbe l’unità della persona.

La mia presenza in questa Assemblea è un segno di stima per le Nazioni Unite ed è intesa quale espressione della speranza che l’Organizzazione possa servire sempre più come segno di unità fra Stati e quale strumento di servizio per tutta l’umana famiglia. Essa mostra pure la volontà della Chiesa Cattolica di offrire il contributo che le è proprio alla costruzione di relazioni internazionali in un modo che permetta ad ogni persona e ad ogni popolo di percepire di poter fare la differenza. La Chiesa opera inoltre per la realizzazione di tali obiettivi attraverso l’attività internazionale della Santa Sede, in modo coerente con il proprio contributo nella sfera etica e morale e con la libera attività dei propri fedeli. Indubbiamente la Santa Sede ha sempre avuto un posto nelle assemblee delle Nazioni, manifestando così il proprio carattere specifico quale soggetto nell’ambito internazionale. Come hanno recentemente confermato le Nazioni Unite, la Santa Sede offre così il proprio contributo secondo le disposizioni della legge internazionale, aiuta a definirla e ad essa fa riferimento.

Le Nazioni Unite rimangono un luogo privilegiato nel quale la Chiesa è impegnata a portare la propria esperienza "in umanità", sviluppata lungo i secoli fra popoli di ogni razza e cultura, e a metterla a disposizione di tutti i membri della comunità internazionale. Questa esperienza ed attività, dirette ad ottenere la libertà per ogni credente, cercano inoltre di aumentare la protezione offerta ai diritti della persona. Tali diritti sono basati e modellati sulla natura trascendente della persona, che permette a uomini e donne di percorrere il loro cammino di fede e la loro ricerca di Dio in questo mondo. Il riconoscimento di questa dimensione va rafforzato se vogliamo sostenere la speranza dell’umanità in un mondo migliore, e se vogliamo creare le condizioni per la pace, lo sviluppo, la cooperazione e la garanzia dei diritti delle generazioni future.

Nella mia recente Enciclica Spe salvi, ho sottolineato "che la sempre nuova faticosa ricerca di retti ordinamenti per le cose umane è compito di ogni generazione" (n. 25). Per i cristiani tale compito è motivato dalla speranza che scaturisce dall’opera salvifica di Gesù Cristo. Ecco perché la Chiesa è lieta di essere associata all’attività di questa illustre Organizzazione, alla quale è affidata la responsabilità di promuovere la pace e la buona volontà in tutto il mondo. Cari amici, vi ringrazio per l’odierna opportunità di rivolgermi a voi e prometto il sostegno delle mie preghiere per il proseguimento del vostro nobile compito.

Prima di congedarmi da questa distinta Assemblea, vorrei porgere i miei saluti a tutte le Nazioni qui rappresentate nelle lingue ufficiali.

[in inglese; in francese; in spagnolo; in arabo; in cinese; in russo:]

Pace e prosperità con l’aiuto di Dio!

venerdì 18 aprile 2008

mercoledì 16 aprile 2008



Anche se festeggiarlo con lui non deve essere una figata, Buon Compleanno Papa!

martedì 15 aprile 2008

Solo ora




Pubblico ora questa foto (che trovo bellissima), per evitare di sentirmi dire che ho votato Uolter solo perchè lo ha fatto anche Lorenzo.

domenica 13 aprile 2008

sabato 12 aprile 2008

venerdì 11 aprile 2008

Forse ho trovato la soluzione...



Ricordiamoci che: "Nel segreto dell'urna Dio ci vede, Stalin no!"

giovedì 10 aprile 2008

A pochi giorni dalle elezioni...

Oggi sul treno mi è venuta in mente questa canzone...
Tutti pronti ad eleggere il nostro nuovo Piero?

lunedì 7 aprile 2008

La mia Isottina fa la la guardia...




Vorrei questo quadro...



(Le tre età della donna, particolare)


e bravo Klimt...
direi che è perfetto nella sua dolcezza.

Una lampadina per Kimbau



Ho appena finito di leggere questo libro che mi è stato regalato da un'amica che ha partorito con me.
E' molto bello, intenso e ricco di spunti di riflessione.



di Chiara Castellani

"L' ultima volta si parlava della risorsa in più che i credenti possiedono anche nel lottare per ottenere una giustizia terrena. Sicuramente non sta a me fornire qui una prova dell'esistenza di Dio, e non solo perché in genere non mi ritrovo a mio agio nelle disquisizioni teologiche. Ma se credo non è solo perché percepisco la sua presenza e la sua forza accanto a me: ma credo anche e soprattutto perché considero sconvolgente e in un certo senso sovversivo il messaggio evangelico con tutta la radicalità che ne sgorga, quando venga applicato alla lettera contro le strutture di potere ingiuste e violente. E forse per questo sono finita in Nicaragua, e dal Nicaragua in Congo. Per questo mio ostinato voler credere a tutti i costi che possa esistere una giustizia divina già su questa terra, che esiste un Dio capace di rovesciare dai loro troni i potenti della terra. Quei potenti che nelle loro intransigenti certezze hanno totalmente dimenticato che il regno di Dio appartiene non al potere terreno ma alla povera gente. Quei potenti della terra che sono talmente stupidi da pensare non solo di conoscere il futuro ma anche di possederlo, e di poterlo controllare e persino di avere il diritto di ipotecarlo incasellandolo in strutture direttive inamovibili e rigide, illudendosi così di riuscire a soffocare quegli spiragli di speranza e di utopia che da sempre i poveri riescono ad aprirsi, nonostante tutto, perché se crediamo che il futuro appartiene a Dio non possiamo dimenticare che Dio appartiene ai poveri. Credere in Dio non mi dà purtroppo certezze precostituite ma solo disperate speranze, eppure di fronte alla povertà provocata dall'ingiustizia distributiva, di fronte all'ingiustizia e alla violenza di cui è intessuto il potere mondiale costruito sul neoliberismo e sulle guerre d'interesse, sono convinta che il Dio della giustizia agirà già su questa terra, anche se i suoi strumenti non sono umani."

5 per mille...

ognuno tira l'acqua al suo mulino :)





tra l'altro s'intona perfettamente coi colori del blog!

giovedì 3 aprile 2008

Con un giorno di ritardo.



Tu sai tanto di me.
Tu sei il mio Papa.
Aiutami a diventare ciò che ci hai chiesto di essere.

martedì 1 aprile 2008

Ogni tanto Toscani mi sfugge...

Ieri è arrivata in ospedale una ragazza marocchina della mia età.
Ormai le capisco al volo...voleva fare un test di gravidanza a scrocco, per non comprarlo in farmacia. Le ho spiegato che l'ospedale serve per le urgenze, la sua non era un'urgenza. Ma dato che sono furbissime, il marito mi dice che sua moglie ha male alla pancia.
Sono costretta a chiamare il medico. Accompagno la ragazza a fare l'ecografia, il marito non entra. Mentre si spoglia mi dice che da due settimane ha trovato lavoro in una cooperativa; anche se solo per tre mesi, ne è molto felice.
Le sorrido...e penso che sia una delle poche marocchine che lavora e ne è felice.
Il medico le fa l'ecografia ed è subito chiaro che sia incinta. Glielo dice ma lei sembra non capire. Glielo ripeto io e vedo che si mette a piangere.
Ma chi ci capisce più niente? Io pensavo ne fosse felice, ma dal tipo di pianto direi che è l'esatto contrario. Mi dice che non vuole il bambino...E io le chiedo perchè non ci avesse pensato prima. Mi risponde che ha sempre preso la pillola, ma da quando lavora non è più riuscita ad andare dal dottore per farsela prescrivere.
"Che sfiga" penso...
Vabbè, le spiego che deve andare in consultorio per farsi seguire dal ginecologo...qualsiasi decisione prenda.
Poi usciamo dalla stanza e l'accompagno verso l'uscita dove il marito ci aspetta. Mi chiede cos'abbia la moglie (che oltre tutto sta piangendo) e io le dico che è incinta.
E il medico aggiunge:" Se non lo volete tenere andate a fare gli esami in consultorio". Il marito è palesemente felice: "Perchè non lo dovremmo volere? Sono quattro anni che lo cerchiamo!"
Attimo di gelo: la ragazza mi guarda e con gli occhi mi urla: "Ti prego non dirgli della pillola".
Il medico,essendo uomo (!), inizia la frase: "Ma se stava prend..."
Lo fulmino con lo sguardo. E lui si zittisce.
Per fortuna il marito, essendo uomo (!), rimane interdetto ma non chiede nulla di più.
Lui ringrazia e si dirigono verso la porta. La ragazza prima di uscire si gira e mi guarda. Il suo sguardo dice tutto. O forse niente...perchè io la lascio andare.
Il medico ride; in effetti la situazione potrebbe anche essere ilare.
Ma a me scende una tristezza incredibile. Una ragazza della mia età aspetta un figlio che non vuole e che per anni ha finto di non poter avere.
E io che la guardo uscire dalla porta senza sapere o poter far nulla.