venerdì 31 dicembre 2010

mercoledì 15 dicembre 2010

Giorgio Gaber - Destra Sinistra

Secondo Gaber...sono di sinistra!

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Fare il bagno nella vasca è di destra
far la doccia invece è di sinistra
un pacchetto di Marlboro è di destra
di contrabbando è di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Una bella minestrina è di destra
il minestrone è sempre di sinistra
tutti i films che fanno oggi son di destra
se annoiano son di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Le scarpette da ginnastica o da tennis
hanno ancora un gusto un po’ di destra
ma portarle tutte sporche e un po’ slacciate
è da scemi più che di sinistra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra
il concerto nello stadio è di sinistra
i prezzi sono un po' di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
I collant son quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra
la pisciata in compagnia è di sinistra
il cesso è sempre in fondo a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po' di destra
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
sono di merda più che sinistra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è la passione, l’ossessione
della tua diversità
che al momento dove è andata non si sa
dove non si sa, dove non si sa.

Io direi che il culatello è di destra
la mortadella è di sinistra
se la cioccolata svizzera è di destra
la Nutella è ancora di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Il pensiero liberale è di destra
ora è buono anche per la sinistra
non si sa se la fortuna sia di destra
la sfiga è sempre di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Il saluto vigoroso a pugno chiuso
è un antico gesto di sinistra
quello un po' degli anni '20, un po' romano
è da stronzi oltre che di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è il continuare ad affermare
un pensiero e il suo perché
con la scusa di un contrasto che non c’è
se c'è chissà dov'è, se c'é chissà dov'é.

Tutto il vecchio moralismo è di sinistra
la mancanza di morale è a destra
anche il Papa ultimamente
è un po' a sinistra

è il demonio che ora è andato a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
La risposta delle masse è di sinistra
con un lieve cedimento a destra
son sicuro che il bastardo è di sinistra
il figlio di puttana è di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po' più di destra
ma un figone resta sempre un’attrazione
che va bene per sinistra e destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Basta!


martedì 7 dicembre 2010

venerdì 3 dicembre 2010

giovedì 25 novembre 2010

Maroni legga, davanti a dieci milioni di telespettatori, questo elenco di insulti di vario tipo dei leghisti nei confronti del genere umano, se ne ha il coraggio. Ecco L'elenco:

  • Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni. (Umberto Bossi, ministro delle Riforme per il Federalismo)
  • Quegli islamici di merda e le loro palandrane del cazzo! Li prenderemo per le barbe e li rispediremo a casa a calci nel culo! (Mario Borghezio, europarlamentare)
  • Agli immigrati bisognerebbe prendere le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù. (Erminio Boso, europarlamentare)
  • La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Gli omosessuali devono smetterla di vedere discriminazioni dappertutto. Dicano quello che vogliono, la loro non è una condizione di normalità. (Flavio Tosi, sindaco di Verona)
  • Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga. (Renzo Bossi, consigliere regionale della Lombardia)
  • Gli omosessuali? La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati… anche nelle foibe. (Giancarlo Valmori, assessore all’ambiente di Albizzate)
  • A Gorgo hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e didietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella e a sua madre. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Carrozze metro solo per milanesi. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poichè credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. (Giacomo Rolletti, assessore all’ambiente di Varazze)
  • Gli sciacalli vanno fucilati. Bisogna dare alle forze dell’ordine l’autorità di provvedere all’esecuzione sul posto. Ci vuole la legge marziale. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati. (Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine)
  • Siamo in un Paese libero, o no? E poi la cosa che mi fece più arrabbiare non furono le botte, ma gli insulti. Ebreo. A me. Capito? (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Viva la famiglia e abbasso i culattoni! (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Rispediamo gli immigrati a casa in vagoni piombati. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • Finché ci saremo noi, i musulmani non potranno pregare in comunità. (Marco Colombo, sindaco di Sesto Calende)
  • Vergognati, extracomunitario! (Loris Marini, vicepresidente della sesta circoscrizione di Verona)
  • Se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa)
  • Parcheggi gratis per le famiglie, esclusi stranieri e coppie di fatto. (Roberto Anelli, sindaco di Alzano)
  • Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari: io ne ho distrutti due a Treviso. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
  • E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani: i meridionali vengono qua come sanguisughe. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso)
  • Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere la secessione. (Roberto Castelli, vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti)
  • Noi ci lasciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda. (Mario Borghezio, eurodeputato)
  • Le nozze miste, in linea di massima, durano poco e producono più danni che fortune. (Marco Rondini, deputato)
  • L’immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso. Cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto. (Piergiorgio Stiffoni, senatore)
  • Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto)
  • Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. (Edouard Ballaman, presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia)
  • Fermiamo per un anno le vendite di case e di attività commerciali a tutti gli extracomunitari. (Matteo Salvini, eurodeputato)
  • E’ inammissibile che anche in alcune zone di Milano ci siano veri e propri assembramenti di cittadini stranieri che sostano nei giardini pubblici. (Davide Boni, capodelegazione nella giunta regionale della Lombardia)
  • I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)

DOBBIAMO FARE IL MODO CHE QUESTO ELENCO VENGA LETTO NELLA PROSSIMA PUNTATA DI "VIENI VIA CON ME", IO HO GIA' INVIATO UNA MAIL AI REDATTORI DELLA TRASMISSIONE, FATELO ANCHE VOI. ECCO IL LINK PER MANDARE LA MAIL ALLEGANDO L'ELENCO

:http://www.vieniviaconme.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-726c63a2-596e-44f9-8cda-bf32d03bd0bc.html

giovedì 18 novembre 2010

Puntuale come un orologio svizzero, è comparso il primo panettone sullo scaffale dell’Esselunga.

Oggi è il 20 ottobre 2010…grazie a Dio c’è chi mi ricorda che tra più di due mesi sarà Natale.

Passo alla corsia 2 ed ecco luci e addobbi di tutti i tipi. Ci sono anche le statuine del Presepe: chissà come si trovano Maria e Giuseppe tra il Babbo Natale appeso alla scala (ebbene sì, nemmeno quest’anno siamo riusciti ad evitarlo) e le palline per l’alberello color fucsia.

E pensare che io dovrei essere felice nel vedere questa esaltazione del Natale.

Io inizio a sentire il clima natalizio a partire dal 3 novembre.

Il primo segno che sta per arrivare Natale è quando cammini per la strada e fa freddo e allora ti esce il “fumo” dalla bocca; il secondo è che vuoi fare merenda col the e i biscotti…o con la cioccolata calda; il terzo è che in TV inizia lo Zecchino d’Oro; il quarto è che mia mamma prepara il centrotavola con le 4 candele rosse dell’Avvento; il quinto e ultimo segno è che mi sento felice nel cuore.

“E Maria serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”

Questa è la prima frase che mi viene in mente pensando ai Vangeli di Natale. Quante volte mi sono immaginata il parto di Maria.

Il dolore, la fatica, la stanchezza e la soddisfazione: eccolo lì il suo Bambino.

Maria, come tutte le mamme del mondo, dopo aver partorito riposa e guarda il suo Piccolo. I pastori e i Magi vengono a vedere questo piccoletto così speciale: Maria sa, ma da vera mamma si emoziona per le grandi cose che vengono dette al figlio.

E pensare che io vedo questa scena tutti i giorni: una donna che partorisce, che si riposa, che guarda fiera il suo bambino e ascolta orgogliosa i vari “Ooooh, ma è bellissimo!”.

“Non c’era posto per loro nell’albergo”.

E qui le cose diventano meno poetiche. Non dimentichiamoci che Gesù nasce da straniero: Maria e Giuseppe sono in viaggio per il censimento. Bussano a diverse porte mentre lei ha le doglie, ma nessuno apre. Non c’è posto per loro. Chissa se era vero. O se le porte non si sono aperte perché la gente li ha visti stranieri. Un po’ come facciamo noi, quando qualcuno che non conosciamo bussa e ci chiede qualcosa. Cazzarola, Gesù vuole nascere a casa mia e io non apro.

E quindi? Cosa fare per questo Natale che sta per arrivare?

Proviamo anche noi ad immaginare il Bambino come se fosse nostro…e a parlargli col cuore, con le cose belle che vorremmo dirgli e che spesso teniamo chiuse dentro perché troppo impegnati a fare altro.

E poi ricordiamoci che non abbiamo bisogno di niente. Siamo pieni di tutto. Quindi non andiamo a cercare Gesù nella corsia 2…se 2000 anni fa non ha trovato posto nelle case degli uomini, perché mai oggi dovrebbe essere felice di stare in un supermercato?

venerdì 12 novembre 2010

martedì 9 novembre 2010

‎"Il premier: “La mafia vuole colpirmi”.

Com’è noto, anche a Falcone riempirono la casa di mignotte."

[spinoza]

venerdì 22 ottobre 2010

La monnezza


Vorrei solo capire se la gente che protesta a Terzigno è la stessa che dice che la Camorra non esiste...
No, perchè credo sia chiaro che ancora una volta Saviano sia stato profetico.
E' la Camorra che vi sta seppellendo di rifiuti.
Non volete (giustamente) i rifiuti, non volete fare la raccolta differenziata, non volete le discariche e gli inceneritori.
Però, ad ascoltar voi, la Camorra non esiste.

martedì 19 ottobre 2010

Il tracciato delle ostetriche...

Quelle che desiderano insegnarti per rassicurarti

Quelle che si sanno adattare nel momento peggiore a tutte le persone, di tutti i caratteri e razze

Quelle che se son da sole fanno per tre, se son due fan per sei, se son tre fan per dieci

Quelle che lavorano in un porto di mare dove in pochi si fermano a dire grazie

Quelle che son dolci ma decise

Quelle hanno coraggio

Quelle che quando fanno bene è normale, ma se sbagliano non sono buone a nulla

Quelle che ti trasmettono e sanno ricevere

Quelle che son più psicologhe dello psicologo

Quelle che vedi una volta e poi non vedi più... e ti dispiace perchè hanno fatto qualcosa di grande

Quelle che hanno più soddisfazioni degli altri e questo è di grande stimolo per la propria vita

Quelle che sanno scherzare nella giusta misura e "dosaggio"

Quelle che son sempre in prima linea, in trincea e in mezzo al fango

Quelle che sanno benissimo come fare ma a volte non possono deciderlo

Quelle che sono attente e anticipano eventi e pensieri (e gli altri sono sempre dietro a rincorrerle)

Quelle che più di ogni altro apprezzano la vita

Quelle che ogni tanto, sicuramente, piangono di nascosto

Nella mia prossima vita, se sarò donna, farò l'ostetrica!

Sandro (un papà) 

Se fosse successo in Italia...


Se fosse successo in una miniera italiana, le cose sarebbero andate così:

I giorno: tutti uniti per salvare i minatori, diretta tv 24h, Bertolaso sul posto

II giorno: da Brunovespa plastico della miniera, con barbara palombelli, belen e Lele Mora.

III giorno:prime... difficoltà, ricerca dei colpevoli e delle responsabilità:... BERLUSCONI: colpa dei comunisti; DI PIETRO: colpa del conflitto d'interessi;BERSANI: ...ma cosa ...è successo?? BOSSI: sono tutti terroni, lasciateli la' CAPEZZONE: non è una tragedia è una grande opportunità ed è merito di questo governo e di questo premier FINI: mio cognato non c'entra.

IV giorno: TOTTI: dedicherò un gol a tutti i minatori.

V giorno IL PAPA: faciamo prekiera a i minatori ke in qvesti ciorni zono vicini al tiavolo!!

VII giorno: cala l'audience, una finestra in Chi l'ha visto e da Barbara d'urso che intervista i figli dei minatori: "dimmi, ti manca papà?'"

Dall'ottavo al trentesimo giorno falliscono tutti i tentativi di Bertolaso, che viene nominato così capo mondiale della protezione civile. Dopo un mese, i minatori escono per fatti loro dalla miniera, scavando con le mani. Un anno dopo, i 33 minatori, già licenziati,i vengono incriminati per danneggiamento del sito minerario. Ma è successo in Cile.... ci siamo salvati!!!


sabato 16 ottobre 2010

scrivi al governo

Con riferimento all'annuncio del Presidente del Consiglio On.Silvio Berlusconi di inviare ad ogni famiglia italiana il libro "Due anni di governo", mi preme comunicarVi che desidero assolutamente NON riceverlo,essendo un mio diritto in base alla legge per la tutela della privacy n. 675/1996 ed il relativo D.P.R. n. 501/1998, nella fattispecie articolo 13 comma e), e che la spesa relativa che si risparmierà, venga messa a disposizione del Ministero della Pubblica istruzione e/o del Ministero della Sanità. Ringraziando per l'attenzione porgo distinti saluti. da incollare sulla pagina http://www.governo.it/scrivia/scrivi_a_trasparenza.asp e inviarehttp://www.governo.it/scrivia/scrivi_a_trasparenza.asp>www.governo.it

venerdì 1 ottobre 2010

1-7 ottobre: settimana mondiale dell'allattamento


PECCATO NON CAPIRE CHE ricevere il latte materno sia un DIRITTO NATURALE DEL NEONATO che ha diritto ad essere nutrito con il SUO ALIMENTO NATURALE: IL LATTE DI MAMMA, DELLA TETTA, DEL PETTO;

PECCATO NON CAPIRE CHE IL NEONATO N
ON è ANCORA IN GRADO DI PARLARE E DI SCEGLIERE E CHE, salvo rare eccezioni e complicazioni, NON è UNA SCELTA CHE LA MADRE DOVREBBE PRENDERE DI SUA INIZIATIVA, A SCAPITO DEL PROPRIO PICCOLO!

IL DIRITTO è PRIMA DI TUTTO DEL NEONATO!!!!


martedì 14 settembre 2010

Ai giovani

Cambierete il mondo e non lo lascerete cambiare agli altri.
Appassionatevi alla vita perché è dolcissima. Mordete la vita.
Non accantonate i vostri giorni, le vostre ore,
le vostre tristezze con quegli affidi malinconici ai diari.
Non coltivate pensieri di afflizione, di chiusura, di precauzioni.
Mandate indietro la tentazione di sentirvi incompresi.
Non chiudetevi in voi stessi, ma sprizzate gioia da tutti i pori. Bruciate...
perché quando sarete grandi potrete scaldarvi ai carboni divampati nella vostra giovinezza.
Incendiate... non immalinconitevi.
Perché se voi non avete fiducia, gli adulti che vi vedono saranno più infelici di voi.
Coltivate le amicizie, incontrate la gente.
Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente,
quante più sono le persone a cui stringete la mano.

~ Don Tonino Bello ~

lunedì 13 settembre 2010

Adesso che l'hanno ricevuta i vari destinatari, posso pubblicarla anche qui...perchè è bellissima e perchè è utile a tutti.


Caro amico e cara amica che in questa estate ci hai visitato, questa lettera ti giunge sicuramente un po’ in ritardo.

Non solo perché il tempo a Mysore, Pemba, Muheza, Kwediboma, Lome, Caxias, Proprià, Lima e Santiago va un po’ più lentamente,

non solo perché per spedire la mail bisogna andare in città,

non solo perché mentre si scende con l’auto si trova sempre qualcuno a cui dare un passaggio,

non solo perché la strada non siamo ancora riusciti ad aggiustarla,

ma soprattutto perché questa lettera avresti dovuto leggerla prima di partire.

Era una specie di avvertimento preventivo.

Adesso ormai è fatta, è troppo tardi, ma almeno potrà aiutarti a capire quello che ti è capitato

e che ti capiterà nei prossimi giorni e nei prossimi mesi.

Sei partito o sei partita per l’Africa, l’India o il Sud America. Non tu da solo o da sola. Con te è partito un mondo intero.

Tutti gli amici e le amiche che ti hanno affidato qualcosa e che sono fieri di essere stati un po’ partecipi del tuo viaggio. I compagni di lavoro che hanno accettato di adattare le loro ferie al tuo viaggio. Tutti quelli che ti hanno dato qualche consiglio o raccomandazione.

Ma non solo questi.

Anche tutti quelli che erano contrari, che ti hanno sconsigliato, che erano in ansia per la tua partenza, anche loro sono partiti con te.

Anche quelli che ti dicono che sarebbe ora che i negri si arrangiassero a casa loro.

Anche quelli che vorrebbero ingenuamente costruire muri tra un popolo e l’altro.

Anche questi sono venuti con te, perché in fondo tu sei frutto di tutto questo, in bene e in male

per accettazione o per contrapposizione se sei venuto e se sei venuta è anche grazie a loro e quindi insieme con loro.

Qui hai incontrato un altro mondo.

Tante cose le sapevi già, avevi sentito tanti racconti o visto tante foto.

Sapevi che esiste la povertà, ma qui hai incontrato quelli che non hanno niente, non solo per il domani, ma anche per l’oggi.

Sapevi che esiste la lebbra, ma non avevi mai dato la mano ad un lebbroso.

Sapevi che ci sono tante lingue, ma non eri mai stato così tanto tempo in mezzo a gente di cui non capisci nulla quando parlano.

Sapevi che esiste l’ingera, ma non ne avevi mai sentito il sapore.

Sapevi che qui è difficile lavarsi, ma non avevi mai sentito l’odore dei malati.

Qualche volta non hai resistito e hai chiuso gli occhi, ma quando li hai riaperti tutto era ancora lì.

Non è un sogno, è un mondo.

Non è nel passato, è a poche ore di volo da casa tua.

Tutto questo hai incontrato, ed è accaduta una cosa strana.

Forse senza volerlo, senza pensarci, o forse per scelta hai lasciato che questo mondo entrasse dentro di te.

Non ha chiesto “permesso”, non ha fatto tanto rumore.

E’ sembrata una cosa naturale, non ha forzato un ingresso.

Però quando è successo te ne sei accorto.

Quella sera quando sei andato a dormire e hai sentito l’ululato delle iene, ti è sembrata una cosa normale.

Quando il bambino con le manine luride ti ha preso per la maglietta, non ti ha dato fastidio come prima.

Quel mondo non era più al di fuori, attraverso le cose che hai sentito, gustato, visto e toccato,

quel mondo è entrato dentro di te.

Per sempre.

Adesso sei tornato e sei tornata a casa. O almeno così pensavi.

Sei di nuovo a casa, ma non da solo o da sola. Quel mondo che hai incontrato è venuto con te.

Non è rimasto in aeroporto. Non è bastata la prima notte di nuovo nel tuo letto o la prima serata con gli amici. Quel mondo è rimasto dentro di te e ci rimarrà. Niente di strano, dirai, ma non è così semplice. Da ora in poi anche quello è il tuo mondo.

Così, le uscite con gli amici non hanno più lo stesso sapore.

Così, quando il telegiornale ripete le solite cose, ti chiedi: “tutto qui?”

Così, quando incroci un fratello di colore per la strada, tendi l’orecchio e ti chiedi: “che lingua parla? da quale mondo verrà?”

Così, quando chiudi la porta la sera, non potrai più lasciare fuori tutto il resto del mondo.

In una parola, sei diventato un po’ straniero anche quando sei a casa.

Non c’è più un mondo che ti esaurisce, in cui ti ritrovi fino in fondo.

Dentro di te ce n’è sempre anche un altro, che ti ricorda che non per tutti è scontato cenare prima di andare a dormire, che non tutti si salutano allo stesso modo, che non tutti domattina potranno alzarsi. Sei stato da straniero in India, Africa e Sud America e da ora in poi vivrai un po’ da straniero anche a casa tua.

Non succede così a tutti. C’è gente che colleziona viaggi in paesi lontanissimi, ma in realtà non si muove mai da casa sua.

Non è sufficiente il biglietto dell’aereo, non è sufficiente entrare in un altro mondo.

Occorre essere disposti a lasciare che un nuovo mondo entri a far parte di te.

E così ti ritroverai ad essere sempre un po’ straniero.

Se può consolarti, sei in buona compagnia.

Non solo perché tante altre persone, per scelta o per necessità, vivono da stranieri.

Sei in compagnia di Colui che per essere vicino a noi e farci capire la nostra vera condizione, si è fatto lui stesso straniero.

A Gerusalemme lo chiamavano “il Galileo”, in Samaria “il Giudeo”.

Da Nazaret lo hanno cacciato perché non si comportava da buon concittadino.

I Geraseni lo hanno pregato di tornarsene da dove era venuto.

A Pilato ha detto chiaramente che il suo regno non era di questo mondo.

Portava in sé la nostalgia di un altro mondo, di un altro modo di vivere.

Per questo era capace di relativizzare la sicurezza dei farisei, la tranquillità dei ricchi, la disperazione degli sconfitti.

Ci ha rivelato che essere stranieri è la nostra condizione più vera, che non sentirci mai del tutto a casa non è un disagio mentale ma la verità del nostro destino in questa esistenza, che non è mai esaurito da dove siamo oggi o domani.Ti auguriamo che ciò che da straniero hai vissuto nel sud del mondo e ciò che da straniero in patria stai vivendo oggi ti aiuti a riconoscere in te quella sete inesauribile di vita che solo in Gesù Cristo, il vero Straniero, trova la sua vera patria.

Buon viaggio sulle strade del mondo che da oggi in poi ti sarà un po’ meno straniero.

lunedì 16 agosto 2010

Lettura estiva 2


"Sant'Agostino era africano.
Oggi che fine avrebbe fatto?
Forse respinto in Libia. Oppure disperso in mare.
O magari rinchiuso in un centro di espulsione".

Gabriele del Grande è un ragazzo della mia età. Ha già scritto "Mamadou va a morire"...questo è il suo terzo scritto.
E' uno di quei libri che tutti dovremmo leggere per capire meglio la storia di tutte le persone che ogni giorno provano ad arrivare nel nostro Paese.
Una buona lettura per tutte le volte che giudichiamo senza sapere, per tutte le volte che crediamo di sapere tutto e invece ci sono nascoste importanti verità...e per tutte le volte che non ci mettiamo nei panni di chi ci chiede aiuto.

Lettura estiva 1

Mi è stato regalato dai miei fratelli per il mio compleanno. Bellissimo. Riporto qui sotto una breve introduzione al libro. Consiglio a tutti di leggerlo e di accettare la proposta finale dell'autore: vivere per una settimana a impatto zero per decidere di fare qualcosa come individui...la mia settimana a impatto zero sarà a settembre!

New York, gennaio 2006: il termometro segna 22 gradi centigradi. Poche settimane prima un temporale ha colpito la grande mela con un’esplosione di tuoni e lampi verdi durante una nevicata.
Non è il trailer di un film catastrofistico, ma quello che lo scrittore Colin Beavan vede nella propria città.
Ma alla catastrofe siamo ormai vicini, dicono molti scienziati: ‘Non possiamo continuare a vivere in questo modo, (…) il pianeta non può tollerarlo’.
E così Beavan esce dal coro di chi ritiene responsabili di tutto questo esclusivamente politici e multinazionali, e decide di fare qualcosa come singolo individuo.
Non avrà alcun tipo di impatto sull’ambiente, per un intero anno. Zero rifiuti nel terreno, zero inquinamento atmosferico, zero alimenti che contribuiscono allo sfruttamento della terra e zero elettricità.
In altre parole, girare con una tazza per poter bere,spostarsi solo a piedi o in bici, mangiare cibo cucinato personalmente e prodotto nelle vicinanze, eliminare la TV e usare un generatore solare.
Addio anche a pannolini e fazzoletti di carta, sostituiti entrambi da quelli di stoffa, per non avvolgere i bambini in una melassa petrolchimica e non soffiarsi il naso con un albero morto.
Colin Beavan racconta ora la sua incredibile esperienza in Un anno a impatto zero, pubblicato da Cairoeditore.

martedì 3 agosto 2010

giovedì 15 luglio 2010

have a dog!


HAVE A DOG.
1)Ritrovarsi scoperti nel mezzo della notte, tirare la coperta e sentire che è trattenuta da una forza oscura. Hai un cane.
2)cercare di infilare il primo calzino e corrergli dietro per recuperare il secondo. hai un cane.
3) farsi impietosire nonostante combini danni perenni. hai un cane.
4) anche i tuoi vestiti hanno buchi misteriosi? hai un cane.
5) se mangiare sentendosi osservati è diventata un'abitudine, hai un cane.
6) scarpe che spariscono misteriosamente. hai un cane.
7) dormire appiccicati al padrone anche se ci sono 40 gradi. hai un cane.
8) tenere la mano penzoloni dal letto e sentire la sua linguetta o il suo naso umido. hai un cane.
9) accendere la tv e vedere la sua nuca. hai un cane.
10) inondazione a terra vicino la ciotola dell'acqua. hai un cane.
11) abbaiare di fronte allo specchio. hai un cane.
12) alzarsi per andare in bagno, tornare e vedere il tuo posto occupato. hai un cane.
13) non puntare più la sveglia. c'è qualcuno che ci pensa leccandoti la faccia. hai un cane.
14) sentirlo russare beatamente e sentirlo svegliarsi di scatto perchè ha fatto una puzzetta. (e aggiungo: guarda TE come a dire: ma sei stata tu??). hai un cane.
15) restare single perchè come porti qualcuno a casa lui è geloso. hai un cane.
16) continuare per anni a fargli delle domande, con la segreta convinzione che prima o poi ti risponderà. hai un cane.
17) lavare il pavimento di casa e un istante dopo vedere che c'è chi fa lo sci nautico sulle mattonelle. hai un cane.
18) vedere che va in autopunizione sotto il letto. hai il cane.
19) dormire in posizioni assurde per non disturbare. hai un cane.
20) suona il citofono e c'è chi si precipita alla porta festeggiando come al carnevale di rio e abbaiando perchè pensa tu sia sordo e non apri? hai un cane.
21) hai un cane? no, è il mio cane che ha me!

domenica 4 luglio 2010

4 luglio

Signore Gesù, tu hai sempre mostrato un grande amore per i giovani. I Vangeli sono pieni di episodi che riguardano i giovani: il figlio del centurione, il giovane ricco, la figlia di Jairo, e in generale, i bambini. Per favore, riversa la tua grazia per aiutarmi nei miei anni di formazione e di crescita. Rendimi capace di trarre giovamento dalle cose buone della vita, evitando i molti baratri di questa generazione. Fa che io possa seguire l’esempio di giovani santi, come Pier Giorgio Frassati nel rimanerti devoto. Allo stesso tempo, aiutami a crescere per diventare un adulto, come Tu vuoi che io sia, così che io possa trovare e compiere la mia vocazione nella vita per il mio bene e quello degli altri, come anche per la Tua gloria. Amen.

sabato 3 luglio 2010

mercoledì 23 giugno 2010

Ci sono delle persone con cui si percorre un tratto di strada e che per quanto sia stato breve, lasciano un segno.

Per quanto mi riguarda, Gianluca ha due meriti…anzi, due piccoli-grandi segni lasciati sul mio cammino.

Il primo è di avermi fatto conoscere Rino Gaetano e la sua musica.

In casa famiglia a Iringa (Tanzania) c’era uno scassatissimo mangiacassette e due sole cassette: Fiorella Mannoia e Rino Gaetano. La prima già la conoscevo…del secondo sapevo l’esistenza ma l’avevo sempre immaginato come qualcosa di terribilmente inascoltabile.

Insomma, ho rotto le palle per un mese perché non esisteva nemmeno una cassetta di Jovanotti!

Si ascoltava Rino e io lo subivo passivamente…come si fa col fumo. Poi una volta a casa ho scaricato le canzoni che ascoltavamo e ne ho cercate di nuove.

Rino Gaetano è un mito. Ora lo devo ammettere; ma per non darla del tutto vinta a Gianluca vorrei dire che Rino è una sorta di Jovanotti dell’antichità J

L’altro segno, a dire il vero il più importante, è stato quello di avermi fatto entrare nell’Africa quotidiana, nell’Africa degli africani.

Iringa è stata la mia prima Africa laica, la prima non dalle suore. Benedette siano le mie suorine che negli anni precedenti mi hanno accolto e fatto scoprire una parte di questo mondo…ma io ero stufa di vedere l’Africa da dentro la missione, dal dispensario, dalla chiesa e dalle visite al villaggio ma solo dove si poteva andare.

Volevo stare con loro, capirli nella vita di tutti i giorni, vedere cosa facessero in tutti quei posti che per le suorine erano troppo poco…come dire…da suorine!

È bastato un chai con latte nel mercato di Iringa…quel the super zuccherato in tazza di plastica che non voglio sapere come l’hanno lavata, seduti su una panca alquanto instabile, serviti con larghi sorrisi perché eravamo lì…nel loro piccolo bar nel bel mezzo del mercato. Quel the è stato come una sorta di pozione Polisucco di Harry Potter…da quel momento sono diventata nera (o quasi ) esattamente come loro. Per la prima volta ho percepito la sensazione di essere come loro, finalmente. Quella è stata la prima volta che non ero una “mzungu”, una bianca. Per la prima volta ho riso e scherzato con loro senza sentirmi addosso quell’insopportabile sensazione di essere considerata migliore perché bianca. Dopo il the ci sono state le numerose frittelle dal contenuto sconosciuto comprate per strada e avvolte in fantastici fogli di giornali, l’ananas fresca al bordo della strada (al Dottor Ara verrebbe un infarto), gli spiedini di carne arrosto durante gli spostamenti in macchina e perfino le uova sode.

Al contrario di quanti possano immaginare, il mio fegato è rimasto uguale…ma è il mio cuore ad essersi allargato!

lunedì 14 giugno 2010

Ecco perchè bisogna fermarla

La Legge bavaglio non è una legge che difende la privacy del cittadino, al contrario, è una legge che difende la privacy del potere. Non intesa come privacy degli uomini di potere, ma dei loro affari, anzi malaffari. Quando si discute di intercettazioni bisogna sempre affidarsi ad una premessa naturale quanto necessaria. La privacy è sacra, è uno dei pilastri del diritto e della convivenza civile.
Ma qui non siamo di fronte a una legge che difende la riservatezza delle persone, i loro dialoghi, il loro intimo comunicare. Questa legge risponde al meccanismo mediatico che conosce come funziona l'informazione e soprattutto l'informazione in Italia. Pubblicare le intercettazioni soltanto quando c'è il rinvio a giudizio genera un enorme vuoto che riguarda proprio quel segmento di informazioni che non può essere reso di dominio pubblico. Questo sembra essere il vero obiettivo: impedire alla stampa, nell'immediato, di usare quei dati che poi, a distanza di tempo, non avrebbe più senso pubblicare. In questo modo le informazioni veicolate rimarranno sempre monche, smozzicate, incomprensibili. L'obiettivo è impedire il racconto di ciò che accade, mascherando questo con l'interesse di tutelare la privacy dei cittadini.

Chiunque ha una esperienza anche minima nei meccanismi di intercettazione nel mondo della criminalità organizzata sa che vengono registrati centinaia di dettagli, storie di tradimenti, inutili al fine dell'inchiesta e nulle per la pubblicazione. Il terrore che ha il potere politico e imprenditoriale è quello di vedere pubblicati invece elementi che in poche battute permettono di dimostrare come si costruisce il meccanismo del potere. Non solo come si configura un reato. Per esempio l'inchiesta del dicembre 2007 che portò alla famosa intercettazione di Berlusconi con Saccà ha visto una quantità infinita di intercettazioni di dettagli privati, di cui in molti erano a conoscenza ma nessuna di queste è stata pubblicata oltre quelle necessarie per definire il contesto di uno scambio di favori tra politica e Rai.

La stessa maggioranza che approva un decreto che tronca la libertà di informazione in nome della difesa della privacy decide attraverso la Vigilanza Rai di pubblicare nei titoli di coda il compenso degli ospiti e dei conduttori. Sembra un gesto cristallino. E' il contrario. E non solo perché in una economia di mercato il compenso è determinato dal mercato e non da un calcolo etico. In questo modo i concorrenti della Rai sapranno quanto la Rai paga, quindi il meccanismo avvantaggerà le tv non di Stato. Mediaset potrà conoscere i compensi e regolarsi di conseguenza. Ma la straordinaria notizia che viene a controbilanciare quella assai tragica dell'approvazione della legge sulle intercettazioni è che il lettore, lo spettatore, quando comprende cosa sta accadendo diviene cittadino, ossia pretende di essere informato. Migliaia di persone sono indignate e impegnate a mostrare il loro dissenso, la volontà e la speranza di poter impedire che questa legge mutili per sempre il rapporto che c'è tra i giornali e i suoi lettori: la voglia di capire, conoscere, farsi un'opinione. Non vogliamo essere privati di ciò. Mandare messaggi ai giornali, mostrarsi imbavagliati, non sono gesti facili, scontati. Non sono gesti che permettono di sentirsi impegnati. Sono la premessa dell'impegno. L'intento d'azione è spesso l'azione stessa. Il dichiararsi non solo contrari in nome della possibilità di critica ma preoccupati che quello che sta accadendo distrugga uno strumento fondamentale per conoscere i fatti. La legge che imbavaglia, viene contrastata da migliaia di voci. Voci che dimostrano che non tutto è concluso, non tutto è determinabile dal palinsesto che viene dato agli italiani quotidianamente. Ogni persona che in questo momento prende parte a questa battaglia civile, sta permettendo di salvare il racconto del paese, di dare possibilità al giornalismo - e non agli sciacalli del ricatto - di resistere. In una parola sta difendendo la democrazia.
Roberto Saviano

mercoledì 2 giugno 2010

Qualcuno vuole venire a vomitare con me sulla vetrina del negozio che sta davanti a casa mia a Novara?
Vende abbigliamento per cani...( e già qui...)
Ma da qualche giorno ha esposto magliette della nazionale italiana (per cani, ovviamente) a soli 45 euro...
Che faccio?
Vomito sul vetro o gli scrivo sulla porta d'ingresso con una bomboletta spray che non siamo tutti Paris Hilton?

lunedì 31 maggio 2010

De fissazionibus post Africam (parte seconda)

La seconda fissazione di cui vorrei narrare è il cibo.

Li avremo visti mille volte in TV…bimbi magrissimi ma col pancione gonfio… in una parola sola: denutrizione.

A tutti si stringe il cuore nel vederli al tg.

Ecco, ora vorrei che immaginaste cosa si prova nel tenerli in braccio, nel guardarli negli occhi, nello stargli vicino, nel chiamarli per nome...insomma: renderli reali.

Capire che esistono davvero. Sentire nella mente quella frase che tua madre ti ha reputato mille volte quando, da piccola, non volevi mangiare il minestrone: “Lo sai che ci sono dei bambini che muoiono di fame?”.

Sì, lo so.

Ora lo so per davvero.

Che devo dire?

Q uando torni in Italia, per almeno un mese, ti senti una merda ogni volta che ti siedi a tavola. Perché non puoi fare a meno di pensare a Juma, per esempio. 8 anni 8 chili…che poi dopo un mese decidi di telefonare per sapere come sta e la suora ti dice che è morto due giorni dopo che sei partita.

Da quel giorno sono passati 9 anni.

Ieri stavo gustando il mio meraviglioso gelato novarese GROM, quando sono entrati nella gelateria una mamma e un bimbo che avrà avuto 10 anni. Ha chiesto un cono da 2 euro al cioccolato. Sono usciti e il gagno malefico ha dato una leccata al gelatone e ha guardato la mamma dicendo:” Ma fa schifo! È amaro” e la madre: “Cosa ti devo dire? Buttalo!”

E così ha fatto.

Io ho pensato a Juma, lo giuro.

Da quel giorno di nove anni fa penso a lui tutte le volte che vedo del cibo avanzato e buttato; tutte le volte che sento dire che se io avanzo e butto qualcosa a loro non cambia nulla, perché tanto non è che gli possiamo mandare ciò che sto ficcando nella monnezza.

È una questione di giustizia, di morale e di un sacco di altre cose per cui non riesco a trovare le parole giuste.

Ma se mi date della talebana, vi faccio incontrare il vostro Juma e poi ne riparliamo.

sabato 29 maggio 2010

De fissazionibus post Africam (parte prima)

Ci sono delle fissazioni psico-fisiche che dopo essere stata in Africa, nell’Africa vera, si sono impossessate di me. Ho la fortuna di avere vicino alcuni Amici che mi capiscono, che come me hanno vissuto certe cose e che cercano di vivere qui ciò che hanno imparato là.

Così mi sento meno matta o talebana quando mi vengono delle crisi di nervi.

La prima fissazione di cui vorrei narrare è l’acqua.

Per tutte le volte che vedo l’acqua lasciata aperta, le bottigliette (di plastica!) iniziate e non finite, rubinetti che gocciolano etc. etc.

Se non si soggiorna al villaggio turistico Alpitour, il problema acqua in terra africana diventa subito reale.

Anzi, diciamo pure che diventa fin da subito una sorta di persecuzione maniacale.

Se sei fortunato e sei in un posto dove nella tua casetta c’è l’acqua corrente (che poi vuol dire che sul tuo tetto c’è una tanica gigante che raccoglie la pioggia che poi viene incanalata verso il rubinetto), impari ad aprire e chiudere il rubinetto in mezzo secondo perché ad ogni apertura immagini il livello dell’acqua scendere inesorabilmente... Improvvisamente diventi capace di lavare denti, faccia e ascelle in 20 secondi netti. La doccia ovviamente è bandita: si mette l’acqua nella bacinella e ti lavi e risciacqui con 5 litri…e quando diventi veramente bravo, riesci a far ricadere l’acqua che ti sei buttato addosso nella bacinella, così da poterla usare per tirare lo sciacquone del wc…che però si usa solo di sera…perché di giorno si fa tutto fuori nella latrina, che lì l’acqua non si tira: vorrai mica sprecare 15 litri di acqua solo perché ti è scappata la cacca?

Una nota folcloristica del lavarsi con l’acqua piovana, è che quando ti risciacqui, vedi scolare tutto marrone…e allora non capisci se sei tu che eri veramente lurida, o se è l’acqua piovana che è scura di natura!

Veniamo all’acqua da bere: la pioggia finisce nel tank, dal tank si mette nella pentola, si fa bollire per 10 minuti, si lascia raffreddare, poi si filtra e si mette nelle varie bottiglie di plastica o vetro che si sono prudentemente recuperate in giro. Quindi se sei in casa il problema quasi non si pone. Ma quando si è in giro per il villaggio il discorso è un po’ diverso: loro bevono l’acqua del fiume o delle pozzanghere che per noi bianchi significa morte certa! Potresti anche sfoderare la tua bottiglietta e scolartela davanti agli occhi increduli di bambini che per la prima volta vedrebbero dell’acqua trasparente…ma mi sembra evidente che non sia il caso.

Così aspetti pazientemente di essere tornato nella tua casetta, dove al riparo da occhi indiscreti tracannerai in un solo botto tutta la bottiglietta di acqua.

E sia lodato Gesù Cristo che, anche se ti trovi in Africa, tu te lo puoi permettere.

mercoledì 26 maggio 2010

I profughi dello yacht, di Massimo Gramellini

Ai lettori che vivono con preoccupazione la crisi economica vorremmo segnalare un dramma nel dramma. Quello di Elisabetta Gregoraci, moglie di Flavio Briatore e mamma del di lui erede, Falco Nathan. «Al mio piccolo manca lo yacht», è il grido di dolore che la donna ha affidato a un settimanale. «Da quando siamo stati costretti ad abbandonare la barca, il bambino piange spesso, non è più sereno come prima». Segue un racconto dettagliato e crudele: dopo la nascita del pargolo, la famiglia Briatore è costretta ad accamparsi su uno yacht con 12 persone di equipaggio e 63 metri di parquet. Una sistemazione di fortuna, in attesa che finiscano i lavori della nuova abitazione, che sorgerà in località defilata: Montecarlo. Ma ecco sopraggiungere i finanzieri a sirene spiegate, con l’accusa di contrabbando e frode fiscale. I profughi dello yacht devono scendere a terra e riparare in un attico di Londra, dove il clima è meno mite e il pavimento neanche ondeggia.

Siamo sicuri che milioni di donne si immedesimeranno nell’incubo della signora Briatore. È tale il terrore che i loro figli possano soffrire il trauma della perdita dello yacht che hanno preferito abituarli fin da subito a condizioni di vita meno precarie: una culla ricavata nella stanzetta della nonna. Da parte nostra - oltre a offrire al piccolo Falco Nathan la più incondizionata solidarietà per i decenni a venire - ci domandiamo se la sua mamma abbia una minima percezione della realtà che la circonda. Ma forse sullo yacht si captava soltanto il Tg1.

26 maggio: San Filippo Neri


"STATE BUONI SE POTETE!"

martedì 25 maggio 2010

lunedì 24 maggio 2010


Quante cose vorrei dire
quante cose vorrei fare, cambiare
cose che non trovi scritte sul giornale
cose che nessuno dice alla televisione

(Extrasistole Io, Carlo)

martedì 18 maggio 2010

case e capanne



Oggi in treno, avevo davanti a me una coppia di distinti signori. La signora raccontava come una sua amica carissima amica avesse dato in affitto ad una famiglia di Africani un piccolo appartamento di sua proprietà. “Mi ha detto che quando sono andati via, quella casa era conciata da buttare via: i muri sporchi, i pavimenti unti, il frigorifero e il fornello in uno stato pietoso, i materassi per terra …ma quella è gente che arriva dalla capanne, come tengono i loro tuguri così fanno quando vengono a vivere qui.” Mi è venuto da ridere: per carità, posso anche credere al fatto che la casa lasciata dagli africani, fosse in uno stato pietoso…ma avrei voluto chiedere alla signora se lei fosse mai stata in uno dei tuguri che tanto credeva di conoscere.

Entrare per la prima volta in una capanna africana è qualcosa che si ricorda per tutta la vita. Io mi ricordo bene la mia prima capanna: è stata quella di Amina, una bimba di 5 anni di cui ero diventata amica e che un giorno era venuta ad aspettarmi fuori dal dispensario per farmi appunto vedere casa sua. Io ero in imbarazzo ad entrare. E non perché avessi paura di trovare frigoriferi unti, pavimenti in uno stato pietoso o materassi luridi…ma perchè sapevo che dentro avrei trovato il nulla. Ma è stato un piacevole nulla: mi sono seduta sul loro sgabellino giusto il tempo di fare due parole con la mamma della bimba che era felicissima di avermi lì. Col tempo ho scoperto quanto fosse importante per loro il fatto che si entrasse nelle loro case. Non nego che all’inizio fosse difficile accettare quel nulla senza provare imbarazzo; ma poi, come per tutte le cose africane, tutto è diventato semplice…e divertente e bello!

“Hodie, hodie!” (permesso, permesso!)

“Karibu, karibu!” (avanti, avanti!)

Rapida mossa per sfilare gli infradito di plastica e lasciarli all’esterno della capanna ( nelle capanne si entra scalzi, l’ho scoperto dopo!) , abbassamento della schiena perché le porte sono basse, qualche secondo perché gli occhi si abituino alla scarsa luce, respiro a pieni polmoni l’odore inconfondibile di queste casette…e via!

BENVENUTI NEL FANTASTICO MONDO DELLE CAPANNE!

Come sono felice che la signora del treno non entrerà mai in uno dei “tuguri”.

domenica 16 maggio 2010

Antologia di stornelli...

Fiore di maggio
Vorrei cambiare il mondo ma il coraggio
Non è che lo regalano a natale
Per ora quindi cambierò canale

Fior di cartone
Ovunque guardo vedo depressione
Ma un modo per aiutare i sofferenti
È quello d’imparare ad essere contenti

Fiore di fuori
Ne ho conosciuti di tutti i colori
Di neri gialli rossi verdi e bianchi
Nessuno stava fermo con il… funky

Fior d’allegria
Quaggiù da noi c’è la democrazia
Dove ogni cosa la puoi delegare
A me mi scappa e tu vai a cagare

sabato 15 maggio 2010

martedì 11 maggio 2010

9 maggio


Ieri non ho avuto il tempo di onorare con un semplice post Peppino Impastato, martire della nostra nazione.
Lo faccio ora.
Per non dimenticare.

domenica 9 maggio 2010

giovedì 6 maggio 2010

Preghiera dell'Ostetrica.

O Dio, amore immenso e fonte di vita, che mi scegliesti
a collaborare con Te nella missione di partecipare alla
nascita delle Tue creature, concedimi di essere sempre
promotrice di vita e mai strumento di morte.

Tu che nella visita di Maria ad Elisabetta ci hai dato
un luminoso esempio di carità, fa che mi avvicini ad
ogni mamma con purezza di intenzioni e calore di
affetto che rispecchiano i sentimenti della Tua mamma.

Donami una consapevolezza profonda della mia
responsabilità professionale, perchè sappia aiutare
anche i più piccoli e fragili a muovere i primi passi
verso la loro piena realizzazione umana.

Fa che nei momenti difficili del mio lavoro sappia
rivolgermi a Te, Autore della vita, per ottenere a me
e a coloro che hai affidato alle mie cure, la Tua grazia
e la Tua benedizione

Amen